giovedì 24 marzo 2011

Agriturismo super. Corbella di Giovanna Voria a Cicerale nel Cilento



23 marzo 2011

Giovanna Voria
di Marina Alaimo
Recarsi a Corbella equivale ad una lezione di vita. E’ un luogo della sapienza e della serenità, dove la bellezza antica della natura selvaggia si fonde con il coraggio e la forza del sorriso. Chi ha il coraggio di ridere è il padrone del mondo, e Giovanna ha inconsciamente fatta propria questa massima leopardiana. Eppure la sua vita è stata molto dura, segnata dalla povertà e dal sacrificio,condizione che hanno vissuto tutti gli abitanti del Cilento, ed in particolar modo quelli dei paesi  interni, stretti ed isolati dai monti Alburni. La capacità di questa donna di saper guardare oltre e rimboccarsi le maniche, anziché piangersi addosso, ha trasformato in oro i ceci, proprio così.


Corbella, camino
Ha capito in tempo utile che quel piccolo legume dorato avesse un grande potenziale, ma soprattutto ha capito che la tipicità è motivo di grande attenzione. Giovanna è di Cicerale, il paese dei ceci, sullo stemma del comune si legge “Terra que cicera alit” (terra che nutre i ceci): in passato il comune donava un sacchetto di ceci ad ogni abitante perché lo seminasse, contribuendo al loro sostentamento grazie all’alto potere nutrizionale di questo legume. Quindi ha imparato a cucinarli in mille modi, anzi 200 per la precisione ed a proporli con sapienza e con il suo accattivante sorriso.

Corbella, le erbe
Oggi la richiesta dei ceci di Cicerale è così alta che non si riesce a soddisfarla. L’agriturismo nasce nel 2001 nella selvaggia Val Corbella, tra boschi di corbezzolo, mirto e lentisco, ben 30 ha a conduzione biologica, dove si produce tutto ciò che poi ci si ritrova nel piatto. Qui Giovanna, aiutata dalla famiglia, alleva cinghiali, capre, polli, pecore, anatre ed agnelli. Si produce olio extravergine d’oliva, vino del proprio vigneto e numerosi prodotti ortofrutticoli. E’ possibile soggiornare per godere fino in fondo della bellezza del luogo e del silenzio, quest’ultimo ormai raro e preziosissimo risorsa utile per recuperare serenità e ritrovare se stessi. L’agriturismo dispone di 6 camere ubicate in un’antica casa colonica, ristrutturata nel totale rispetto dell’assetto architettonico originale.

Corbella, l'ingresso
Il ristorante invece è stato ricavato nella vecchia stalle, è molto accogliente ed arredato in stile rustico, tanti sono i prodotti esposti nella credenza, preparati personalmente da Giovanna: marmellate, conserve, salse, gli inseparabili ceci, i fichi bianchi secchi del Cilento, l’olio extravergine d’oliva ed il vino di Corbella. Tante le foto esposte, per ricordare la storia di una famiglia contadina, dove l’estrema povertà non ha scalfito l’amore per la terra ed i suoi prodotti, ha rafforzato il piacere per le piccole cose e la voglia di essere positivamente produttivi. In bella vista un  fascio di grano dorato, per Giovanna simbolo di grande gioia: quando da bambina notava che il grano era finalmente alto e dorato nei campi, sapeva che era giunto il momento dell’ attesissimo rientro della madre dalle risaie del Piemonte, presso le quali per mesi aveva lavorato come mondina per sfamare la famiglia. La cucina è quella tipica cilentana, proposta con grande rispetto per la tradizione e squisitamente condita da un’attenta accoglienza e grande senso dell’ospitalità . E’ possibile fare trekking nei boschi lungo la valle del fiume Alento, oppure escursioni guidate in sella agli asinelli.

Corbella
Località Viscigline Val Corbella Cicerale (SA)
Tel. 0974 834511, 0974 838217, 335 1410567
Fax 0974 838422
www.agriturismocorbella.it

Apertura tutto l’anno, su prenotazione
Lingue parlate: inglese e francese
Posti letto: 21 in sette camere da letto
Telefono in camera: si
Tv in camera: no

Dotato di area giochi per bambini
Alcune ricette
Frittelle di ceci
Borragine in pastella
Borragine in pastella
Bruschetta mediterrannea
Bruschetta mediterranea
Pane cotto con i porri
Pane cotto con i porri
Lagane e ceci
Lagane e Ceci di Giovanna Voria (foto Marina Alaimo)
Cinghiale con mirto
Cinghiale con il mirto
Cicoria e polpettine
Cicoria e polpettine di Giovanna Voria
Patate all’origano
Patate all'origano
Insalata mediterranea
Insalata mediterranea di Giovanna Voria
Frittelle di ceci
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6 Commenti a “Agriturismo super. Corbella di Giovanna Voria a Cicerale nel Cilento”

  1. Mimmo Gagliardi scrive:
    assolutamente da vedere!
  2. [...] · Gli agriturismi più belli > Le ricette degli agriturismo a cura di Marina Alaimo … Leggi l`intero post » [...]
  3. Brava Giovanna, continua così. Non so se molta gente si rende conto che quello di Giovanna non è un lavoro, ma una missione…Districarsi tra i lavori quotidiani del governo degli animali, della cura degli oliveti, dell’orto, e la sua ristorazione, portata avanti caparbiamente nel più stretto stile tipico-tradizionale del Cilento, nonostante , diciamolo pure, le “storte di naso” di una fascia di clientela sempre più ampia, significa svolgere una “missione”. Quella di ravvivare la fiamma della cultura enogastronomica della propria terra e quindi, se è vero che “siamo quello che mangiamo”, riscoprire la nostra essenza, i nostri valori, le nostre radici…ad avercene tante di …Giovanna Voria!!!
  4. Che bello! aprire il pc è trovare un regalo del genere! Luciano fin dall’inizio hai creduto e rispettato il mio modo di fare e di pensare quando tanti mi consideravano pazza. Ho tenuto duro caparbiamente, pensando che la nostra ricchezza è a portata di mano ed è quello che già possediamo. Noi abbiamo un patrimonio variegato, dove ognuno può attingere senza bisogno di rubare idee agli altri, basta solo riscoprire i valori che avevamo e che stupidamente abbiamo perduto! Oggi con la rivoluzione delle Dieta Mediterranea che grazie a Dio è divenuta Patrimonio dell’Umanità e la riscoperta per le cose di una volta semplici e biologiche, io non ho fatto nulla perchè da sempre era quello il mio modo di presentare la mia amata terra, proprio perchè ho sofferto con lei e fa parte di me. Marina, sono felice che di me ti è arrivato ciò che realmente sono, ci siamo conosciute alle notti del rosato ed è stata subito una bella scoperta. Lavorare in questo modo le battaglie grandi sono a monte prima che i prodotti arrivano in cucina. Lello ha centrato il sacrificio che c’è dietro ad ogni prodotto, oltre al lavoro esagerato per coltivare e allevare con il biologico si produce molto meno e i costi di vendita qui al sud sono uguali. Nonostante la grande fatica, scelgo sempre questa strada è quella che mi è stata insegnata dalla mia famiglia e resto radicata ai valori di sempre è questo l’amore per la propria terra!
  5. angela de vivo scrive:
    posso assicurare e garantire che Giovanna è una chef eccezionale… Ma oltre a svolgere il suo mestiere con tale professionalità ed in maniera alquanto preciso, lei è una persona stupenda ed eccezionale…
    giovanna non posso far altro che farti i miei complimenti perchè non ci sono parole per descrivere la persona eccezionale che sei…
  6. Luisa scrive:
    Cara Giovanna,
    dopo aver letto anche quest’ articolo di Marina, cresce sempre più il desiderio di venire a Cicerale!
    Dalle mail che ci siamo scambiate, poi, si evince la tua dolcezza e signorilità.
    Al 9 aprile, dunque!
    Luisa Sorrentino.

EFFETTO FUKUSHIMA

EFFETTO FUKUSHIMA

di Angelo Baracca - 24 marzo 2011

Su acqua, insalata e verdura a foglia larga gli effetti più nocivi della nube radioattiva, meno sull'inalazione. Incerti i tempi di permanenza nell'aria. Ma la verità è impossibile da conoscere

Angelo Baracca
La nube radioattiva sprigionata dall'inferno di Fukushima sta sorvolando i cieli d'Europa. Quali effetti avrà sul nostro ambiente? E perché il nucleare civile è assolutamente più pericoloso di quello militare? Ne abbiamo parlato con Angelo Baracca, fisico e docente all'università di Firenze.

Intanto per ora la nube arriva con una radioattività molto bassa che è dovuta in parte alla lontananza del Giappone che è agli antipodi, in parte alla diluizione successiva negli spostamenti dell'aria, attraverso l'atmosfera. La nube ha percorso migliaia di chilometri e quindi per ora la radioattività che ci porta è molto bassa. Chiaramente non credo che si fermerà oggi e domani perché in Giappone, la centrale continua ad emettere fumi. Non sappiamo qui come evolverà questa cosa, dipenderà molto dai venti, per esempio se i venti sono più alti o più bassi. A Chernobyl ci furono venti molto più alti nell'atmosfera, portarono a una radioattività piuttosto intensa fino al Giappone a quel tempo. 
Ora qui mi sembra che il pennacchio fosse più basso. Si tenga conto anche che ci danno delle informazioni molto frammentarie dal Giappone, non ci dicono come evolve la situazione. L'altro ieri scosse di terremoto non indifferenti che non erano sufficienti a creare altri problemi. Ma se ce ne fosse un'altra grande cosa succederebbe? Siamo legati a un filo. I reattori del Giappone sono una spada di Damocle, ma potrebbe esser così per tutti i reattori. Perché tutto ciò potrebbe avvenire in Francia, dove ci dicono che i reattori sono sicuri. Pensi che pochi mesi fa è stato trovato un difetto nei sistemi di emergenza in 34 dei 58 reattori francesi che stanno funzionando da 20 o 30 anni. Per cui se ci fosse un incidente il sistema di raffreddamento potrebbe non riuscire a coprire completamente di acqua le barre di combustibile che è quello che sta accadendo in Giappone. Quindi purtroppo il nucleare è incontrollabile, è una tecnologia troppo complessa, troppo cara, incontrollabile e qui siamo legati, non possiamo fare altro che incrociare le dita perché non sappiamo cosa potrà succedere prossimamente. L'evoluzione di questo incidente è tutto un punto interrogativo! 

Gli effetti della nube radioattiva sull'Italia cosa potrebbero colpire maggiormente?

Sull'agricoltura sicuramente. Lo iodio e il cesio sono pericolosi più che per inalazione, perché si possono depositare nelle piante, soprattutto nelle piante verdi a foglia larga. Se qualcuno ricorda ai tempi di Chernobyl c'era il divieto di mangiare l'insalata, i funghi. La radioattività potrà arrivare alle falde acquifere indubbiamente, dipende dalle condizioni atmosferiche, se piove, se non piove, la pioggia fa precipitare maggiormente gli elementi più pesanti o il pulviscolo in cui si possono essere concentrate queste sostanze. Per ora è certo, ho sentito anche ricercatori dell'agenzia di protezione ambientale, ho sentito anche i francesi, che questi livelli per ora sono molto bassi, molto al di sotto di livelli preoccupanti. Certo ne faremo volentieri a meno, perché bene non fanno. Però in questo momento sembra che non facciano male, che non siano pericolosi, che non abbiano dei danni quantificabili, quindi non lanciamo allarmismi. Però rimaniamo al corrente sperando che le autorità controllino. Qui purtroppo c'è il Ministero per l'ambiente che ha centrato tutte le misure, anche le aziende regionali non possono dire la loro. Sarebbe bene che i cittadini tempestassero di telefonate le agenzie regionali per l'ambiente, il Ministero, l'agenzia per l'ambiente nazionale. 

Quali sono le differenze fra nucleare militare e nucleare civile? Perché a Hiroshima vivono oltre un milione di persone mentre a Chernobyl hanno sepolto tutto sotto tonnellate di cemento e l'area non è più accessibile all'uomo?

Perché sono due fenomeni completamente diversi. Un'esplosione nucleare è un'irradiazione di enorme intensità istantanea che poi dopo si diluisce nell'ambiente. Però è un'altissima intensità istantanea. Un incidente nucleare è altra cosa. Ricordiamo una cosa ormai appurata, nonostante ciò che dicono i sostenitori del nucleare: anche nel normale funzionamento delle centrali nucleari, ci sono dei rilasci radioattivi per gli scarichi dell'acqua, dell'aria, perché si produce il trizio che è un isotopo radioattivo leggerissimo, difficilissimo da contenere, da controllare, da misurare. Quindi il nucleare civile è un fenomeno quasi opposto, dosi più basse che perdurano nel tempo. Un incidente poi come quello di Chernobyl o quello di Fukushima, anche se sappiamo ancora troppo poco di Fukushima, produce un'altissima radioattività. Si pensi che dentro un reattore durante il suo funzionamento, la radioattività che si produce, gli isotopi radioattivi sono molti di più, migliaia di volte quelli di una bomba atomica. Non hanno l'effetto dell'esplosione della bomba atomica, ma siccome in una bomba atomica ci sono pochi chili di uranio o un chilo o due di plutonio che subiscono la fissione, mentre nel cuore di un reattore, il nucleo di un reattore ci sono molti più chilogrammi di uranio che producono isotopi. Tra l'altro una delle cose che preoccupa di più in Giappone, oltre alle 3 centrali lesionate con l'incidente, sono le barre di combustibile esaurito che erano messe in piscina che hanno una radioattività spaventosa. Sono centinaia di chilogrammi, l'uranio che c'è. Molto di più quello che è stato fissionato durante la reazione a catena, quindi c'è un'altissima radioattività, quella si sta sprigionando poco a poco, a livelli che possono essere molto alti come a Chernobyl, però anche qui bisognerebbe avere delle notizie precise perché le notizie si accavallano: c'è l'allarme a Tokyo, poi dicono che a Tokyo non è così alta. Credo che lì sia un tal disastro dal punto di vista della radioattività. Non voglio fare né allarmismi e credo che se uno dovesse evacuare il Giappone sarebbe un bel problema, mica paragonabile alle aree di Chernobyl. Il nucleare non può convivere con densità di popolazioni così. Il nucleare è da smantellare. La Merkel ieri ha dichiarato: "bisogna farla finita con il nucleare". Certo, le ha dei problemi elettorali, però intanto dice l'opposto di quello che diceva un mese fa quando voleva prolungare la vita operativa delle centrali nucleari. 

A Tokyo le falde acquifere sono radioattive. Nonostante ciò la città non rientra nell'area off limits, quella da evacuare. Perché?

La domanda è legittima e ben posta, purtroppo bisognerebbe interrogare le autorità che hanno preso queste decisioni. Vengono dati con il contagocce. non si conoscono neanche i livelli di radioattività, i livelli dello iodio, del cesio, di altri isotopi radioattivi, non ho letto nulla sullo stronzio 90 che è un altro isotopo pericolosissimo, sul trizio come dicevo prima, lì c'era una bolla di idrogeno che è anche esplosa, poi è stata fatta uscire, sicuramente del trizio ci sarà stato. Qui purtroppo temo che la risposta sia perché non potevano fare di più e perché cercano di non buttare nella disperazione la gente, perché se cominciano a evacuare Tokyo, 25 milioni abitanti (se si conta l'intera area urbana), dove li mettono? Qui ci sono dei problemi che rischiano di diventare insolubili, una contraddizione insolubile, non possiamo rischiare di creare dei problemi così!

CILENTO: il tempo si è fermato a Pruno tra Valle dell'Angelo e Piaggine


OASI BUCOLICHE: NEL PARCO DEL CILENTO
Italia: il tempo si è fermato a Pruno
Giuseppina carda la lana. Giuseppe pascola il gregge. Erminia ha trasformato la cabina telefonica in dispensa. Tutti praticano il baratto. Scene da un mondo in via d'estinzione.
di Francesca Folda

URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001027935
In questi giorni il rosso delle bacche di biancospino e delle foglie cadute nei boschi scolora nel bianco della neve che cade a proteggerli.Quando arriva l'inverno, nella valle di Pruno anche le auto 4x4 fanno fatica a percorrere le strade, a volte poco più che mulattiere, che collegano questo museo vivente della civiltà contadina ai comuni che se ne dividono il territorio: Valle dell'Angelo e Laurino.

Un isolamento amato e temuto dalle famiglie, una ventina (per lo più coppie di anziani), che abitano sparpagliate in questa valle incastonata nel parco del Cilento, inserita nella lista del patrimonio dell'umanità dell'Unesco, a 90 chilometri da Salerno.
Un isolamento amato perché consente di mantenere ritmi di vita antichi, con le giornate scandite da alba e tramonto e l'alimentazione condizionata dalle stagioni e dove la lana per i pullover viene filata in casa. Un isolamento temuto perché costringe i giovani ad abbandonare la terra in cerca di un altro lavoro. I figli sono distanti e questo rende più difficile portare avanti il lavoro nei campi: «La fatica è sempre la stessa, gli uomini son sempre di meno» riassume Zi' Giuseppina.

I prunesi (chiamati «zii» in segno di rispetto per l'età) sono una civiltà a rischio di estinzione. Se non fosse per la battaglia di un giovane sindaco neuropsichiatra che sta cercando di fare di Pruno una colonia per bambini «metropolitani», digiuni di aria pura e convinti che il latte sgorghi da scatole di Tetrapak al supermercato. Le prime colonie rurali sono state un successo. Anche per gli anziani di Pruno che hanno visto bambini vestiti all'ultima moda e armati di Gameboy scorrazzare nelle loro fattorie e rimanere incantati davanti a conigli, galli e capre in carne e ossa.

Qui dove la corrente elettrica è arrivata solo una decina di anni fa e l'acqua non passa per l'acquedotto, ma attraverso tubi di fortuna collegati casa per casa direttamente alle sorgenti della zona, il mondo filtra da apparecchi tv, spesso in bianco e nero, che se ricevono i canali Rai hanno difficoltà a cogliere il segnale Mediaset, e viceversa. La sfida Bush-Kerry fa discutere molto meno delle quattro pecore di Zi' Diego sbranate durante la notte. Il dibattito è acceso: è stato un lupo o un branco di cani selvatici? L'America è lontana.

La vera rivoluzione, nella valle di Pruno, è stata il cellulare. Oggi non c'è più bisogno di andare a casa di Giovanni ed Erminia De Vita, in cima alla collina, che fino a qualche anno fa ospitava l'unico telefono pubblico della zona. Sulla facciata l'insegna con il disco giallo: a tutta la valle corrispondevano solo due numeri di telefono. Ormai in ogni casa c'è un cellulare e la pesante cabina grigioverde della Sip (era pre Telecom) si è trasformata in una dispensa a ripiani nella cucina di Zi' Erminia.

La gente del paese continua ad arrampicarsi da una casa all'altra. Per chiacchierare e per fare la spesa. Nella valle di Pruno non ci sono negozi, ma un'economia rurale basata sul baratto. Prosciutto e «sausicchio» (una salsiccia piccante cilentana) da chi possiede i maiali, in cambio di formaggio cagliato in casa da chi ha pecore e capre. Forme piccole, non oltre il chilo, dal gusto intenso protetto da una crosta dura strofinata con olio e aceto. Tutti hanno piccoli orti dove si coltivano pomodori, peperoni, insalata. Qualche albero da frutto. Galline e uova fresche; il pane si fa in casa. Chi ha terreni più grandi punta sul grano. Vittorio e Filomena hanno deciso di seminarne una vecchia varietà, la carosedda, che dà grani simili al farro e si vende a 1 euro e mezzo al chilo. Ma i soldi (che arrivano con la pensione e l'aiuto di qualche figlio emigrato al Nord) qui servono a pagare le bollette. Tra compaesani basta la parola.

Il resto è natura. Le passeggiate servono a fare scorta di erbe selvatiche, legna, castagne, bacche. È appena passata la stagione delle more e delle fragoline di bosco che hanno riempito barattoli di marmellate. Per i funghi bisogna arrampicarsi sempre più su. Colpa dei forestieri che arrivano e setacciano la zona in cerca di porcini (Zi' Giuseppina ne ha appena raccolto un cesto che farebbe invidia a qualsiasi banco milanese), tanto che alcuni comuni hanno deciso di multare i non residenti che violano gli equilibri del parco. Per non parlare dei cacciatori che mirano ai cinghiali. Per fermarli sono nate squadre di volontari che affiancano le guardie forestali, i carabinieri di Laurino e Piaggine (le uniche stazioni della zona) e i vigili urbani che, in mancanza di semafori, elevano multe per bracconaggio.

I giovani sono costretti ad allontanarsi per frequentare la scuola: elementari e medie sono a 16 chilometri, per i licei ci vuole almeno un'ora di pullman.
Ma c'è anche chi ha deciso di fare il percorso inverso. Si chiama Angelo Avagliano, ha 44 anni, ed è arrivato da Salerno dove aveva un bar. Ne ha affittato le mura, ha mollato tutto e ha ricominciato da zero ristrutturando una casa rurale nella valle di Pruno. Vive conDonatella, 33 anni, calabrese, da cui ha avuto due figlie che sono diventate le mascotte della comunità: Maria Antonia, 15 mesi e Anna Rita, due anni e mezzo, nate in casa, all'insegna del vivere naturale. Angelo è esperto di botanica e appassionato naturalista.

Donatella adora i bambini. Insieme hanno inventato il Losap (Ludo-laboratorio socio-ambientale di Pruno) e progettano di aprire la loro casa a programmi di educazione ambientale per bimbi di altre regioni. Hanno promosso il recupero di una vecchia scuola chiusa dal '78 e la ristrutturazione di un antico ponticello sul fiume con un'iniziativa che hanno voluto chiamare Un ponte per... Pruno. La battaglia più eclatante è per il ripopolamento dei «ciucciarielli» con il sogno di creare un percorso escursionistico a dorso di mulo da una frazione della valle all'altra. Qui, dove il tempo si dilata, non c'è distanza che non si possa percorrere a piedi.

SIAMO IL PARADISO DEI BIMBI

Il sindaco ha studiato gli effetti sulla psiche della ruralità

Salvatore Iannuzzi, 37 anni, è un neuropsichiatra infantile. Eletto sindaco di Valle dell'Angelo (487 abitanti su 37 chilometri quadrati di territorio in provincia di Salerno), si è reso conto che il suo comune viveva un paradosso: incastonato nel parco del Cilento e sottoposto a tutti i vincoli di un'oasi naturalistica, non godeva dei vantaggi del turismo.
«Esiste un rapporto molto stretto tra psiche del bambino e habitat urbani» spiega il sindaco «e Pruno è uno dei pochi esempi in Europa di villaggio rurale ancora esistente, dunque rappresenta il luogo ideale dove far soggiornare i bambini».
Dal 2000, in collaborazione con la Bimed (Biennale delle arti e delle scienze del Mediterraneo), è partita l'iniziativa che si chiama W i bambini a cui sono associate vacanze ludico-didattiche in cui tre volte l'anno gli abitanti di Pruno diventano «ospiti-insegnanti».