giovedì 24 marzo 2011

CILENTO: il tempo si è fermato a Pruno tra Valle dell'Angelo e Piaggine


OASI BUCOLICHE: NEL PARCO DEL CILENTO
Italia: il tempo si è fermato a Pruno
Giuseppina carda la lana. Giuseppe pascola il gregge. Erminia ha trasformato la cabina telefonica in dispensa. Tutti praticano il baratto. Scene da un mondo in via d'estinzione.
di Francesca Folda

URL: http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001027935
In questi giorni il rosso delle bacche di biancospino e delle foglie cadute nei boschi scolora nel bianco della neve che cade a proteggerli.Quando arriva l'inverno, nella valle di Pruno anche le auto 4x4 fanno fatica a percorrere le strade, a volte poco più che mulattiere, che collegano questo museo vivente della civiltà contadina ai comuni che se ne dividono il territorio: Valle dell'Angelo e Laurino.

Un isolamento amato e temuto dalle famiglie, una ventina (per lo più coppie di anziani), che abitano sparpagliate in questa valle incastonata nel parco del Cilento, inserita nella lista del patrimonio dell'umanità dell'Unesco, a 90 chilometri da Salerno.
Un isolamento amato perché consente di mantenere ritmi di vita antichi, con le giornate scandite da alba e tramonto e l'alimentazione condizionata dalle stagioni e dove la lana per i pullover viene filata in casa. Un isolamento temuto perché costringe i giovani ad abbandonare la terra in cerca di un altro lavoro. I figli sono distanti e questo rende più difficile portare avanti il lavoro nei campi: «La fatica è sempre la stessa, gli uomini son sempre di meno» riassume Zi' Giuseppina.

I prunesi (chiamati «zii» in segno di rispetto per l'età) sono una civiltà a rischio di estinzione. Se non fosse per la battaglia di un giovane sindaco neuropsichiatra che sta cercando di fare di Pruno una colonia per bambini «metropolitani», digiuni di aria pura e convinti che il latte sgorghi da scatole di Tetrapak al supermercato. Le prime colonie rurali sono state un successo. Anche per gli anziani di Pruno che hanno visto bambini vestiti all'ultima moda e armati di Gameboy scorrazzare nelle loro fattorie e rimanere incantati davanti a conigli, galli e capre in carne e ossa.

Qui dove la corrente elettrica è arrivata solo una decina di anni fa e l'acqua non passa per l'acquedotto, ma attraverso tubi di fortuna collegati casa per casa direttamente alle sorgenti della zona, il mondo filtra da apparecchi tv, spesso in bianco e nero, che se ricevono i canali Rai hanno difficoltà a cogliere il segnale Mediaset, e viceversa. La sfida Bush-Kerry fa discutere molto meno delle quattro pecore di Zi' Diego sbranate durante la notte. Il dibattito è acceso: è stato un lupo o un branco di cani selvatici? L'America è lontana.

La vera rivoluzione, nella valle di Pruno, è stata il cellulare. Oggi non c'è più bisogno di andare a casa di Giovanni ed Erminia De Vita, in cima alla collina, che fino a qualche anno fa ospitava l'unico telefono pubblico della zona. Sulla facciata l'insegna con il disco giallo: a tutta la valle corrispondevano solo due numeri di telefono. Ormai in ogni casa c'è un cellulare e la pesante cabina grigioverde della Sip (era pre Telecom) si è trasformata in una dispensa a ripiani nella cucina di Zi' Erminia.

La gente del paese continua ad arrampicarsi da una casa all'altra. Per chiacchierare e per fare la spesa. Nella valle di Pruno non ci sono negozi, ma un'economia rurale basata sul baratto. Prosciutto e «sausicchio» (una salsiccia piccante cilentana) da chi possiede i maiali, in cambio di formaggio cagliato in casa da chi ha pecore e capre. Forme piccole, non oltre il chilo, dal gusto intenso protetto da una crosta dura strofinata con olio e aceto. Tutti hanno piccoli orti dove si coltivano pomodori, peperoni, insalata. Qualche albero da frutto. Galline e uova fresche; il pane si fa in casa. Chi ha terreni più grandi punta sul grano. Vittorio e Filomena hanno deciso di seminarne una vecchia varietà, la carosedda, che dà grani simili al farro e si vende a 1 euro e mezzo al chilo. Ma i soldi (che arrivano con la pensione e l'aiuto di qualche figlio emigrato al Nord) qui servono a pagare le bollette. Tra compaesani basta la parola.

Il resto è natura. Le passeggiate servono a fare scorta di erbe selvatiche, legna, castagne, bacche. È appena passata la stagione delle more e delle fragoline di bosco che hanno riempito barattoli di marmellate. Per i funghi bisogna arrampicarsi sempre più su. Colpa dei forestieri che arrivano e setacciano la zona in cerca di porcini (Zi' Giuseppina ne ha appena raccolto un cesto che farebbe invidia a qualsiasi banco milanese), tanto che alcuni comuni hanno deciso di multare i non residenti che violano gli equilibri del parco. Per non parlare dei cacciatori che mirano ai cinghiali. Per fermarli sono nate squadre di volontari che affiancano le guardie forestali, i carabinieri di Laurino e Piaggine (le uniche stazioni della zona) e i vigili urbani che, in mancanza di semafori, elevano multe per bracconaggio.

I giovani sono costretti ad allontanarsi per frequentare la scuola: elementari e medie sono a 16 chilometri, per i licei ci vuole almeno un'ora di pullman.
Ma c'è anche chi ha deciso di fare il percorso inverso. Si chiama Angelo Avagliano, ha 44 anni, ed è arrivato da Salerno dove aveva un bar. Ne ha affittato le mura, ha mollato tutto e ha ricominciato da zero ristrutturando una casa rurale nella valle di Pruno. Vive conDonatella, 33 anni, calabrese, da cui ha avuto due figlie che sono diventate le mascotte della comunità: Maria Antonia, 15 mesi e Anna Rita, due anni e mezzo, nate in casa, all'insegna del vivere naturale. Angelo è esperto di botanica e appassionato naturalista.

Donatella adora i bambini. Insieme hanno inventato il Losap (Ludo-laboratorio socio-ambientale di Pruno) e progettano di aprire la loro casa a programmi di educazione ambientale per bimbi di altre regioni. Hanno promosso il recupero di una vecchia scuola chiusa dal '78 e la ristrutturazione di un antico ponticello sul fiume con un'iniziativa che hanno voluto chiamare Un ponte per... Pruno. La battaglia più eclatante è per il ripopolamento dei «ciucciarielli» con il sogno di creare un percorso escursionistico a dorso di mulo da una frazione della valle all'altra. Qui, dove il tempo si dilata, non c'è distanza che non si possa percorrere a piedi.

SIAMO IL PARADISO DEI BIMBI

Il sindaco ha studiato gli effetti sulla psiche della ruralità

Salvatore Iannuzzi, 37 anni, è un neuropsichiatra infantile. Eletto sindaco di Valle dell'Angelo (487 abitanti su 37 chilometri quadrati di territorio in provincia di Salerno), si è reso conto che il suo comune viveva un paradosso: incastonato nel parco del Cilento e sottoposto a tutti i vincoli di un'oasi naturalistica, non godeva dei vantaggi del turismo.
«Esiste un rapporto molto stretto tra psiche del bambino e habitat urbani» spiega il sindaco «e Pruno è uno dei pochi esempi in Europa di villaggio rurale ancora esistente, dunque rappresenta il luogo ideale dove far soggiornare i bambini».
Dal 2000, in collaborazione con la Bimed (Biennale delle arti e delle scienze del Mediterraneo), è partita l'iniziativa che si chiama W i bambini a cui sono associate vacanze ludico-didattiche in cui tre volte l'anno gli abitanti di Pruno diventano «ospiti-insegnanti».

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